Franco Solmi 1988

di Franco Solmi

Egli trasferisce la complessità problematica di ciò che è contingente ed attuale in quella dimensione di attuale inattualità che dell’arte è propria. È per questo che le sue terrecotte ci sembrano appartenere non ad un tempo definito e definibile, ma ad una temporalità che insieme si rinnova e si ripete. Quella che ho chiamato la vocazione classicistica di Paolo Annibali non cerca infatti fondamenti oggettivi, ma trae alimento da un ordine che è certamente di ragione, da una misura del pensiero e del sentimento che potrei definire pascaliana. La lucidità plastica, la limpidezza con cui Annibali conduce la narrazione delle sue parabole, la stessa levigatezza e compattezza della materia su cui sembrano calare le patine di tempi immemorabili ma che sentiamo tuttavia viva e vibrante, sono testimonianza esplicita di questo ordine interiore a cui si riconduce ogni tensione naturalistica, immaginaria o speculativa dell’autore senza per questo perdere di forza o, per dirla in termine estetici, di espressività poetica.

Paolo Annibali
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